MESSINA. Un esposto verso l’ultimo slogan del sindaco Cateno De Luca, “Iò rrustu a casa pi cazzi mei“, associato tra l’atro agli auguri di Pasqua, che secondo i promotori potrebbe configurarsi come una violazione dell’articolo 726 del codice penale (“atti contrari alla pubblica decenza”), con cui si intima “Al Comune di Messina, in persona del Dirigente al ramo pro tempore, ove tali mezzi siano di proprietà o in disponibilità del Comune, Alla Polizia Municipale di Messina, in persona del Comandante pro tempore, l’immediata cessazione della diffusione del messaggio di cui in premesse”.

Un altro, a nome del garante per i minori del comune di Messina, Angelo Fabio Costantino,  che non solo stigmatizza il messaggio e lo bolla come “fuoriluogo e incomprensibile”, annunciando di voler scrivere alla prefettura, ma punta il dito contro l’inopportunità delle foto di minori apparse sulla pagina facebook di Cateno De Luca (regolarmente autorizzate dai genitori) mentre il sindaco regalava loro delle uova di pasqua.

L’esposto è stato presentato dagli avvocati Santi Delia e Maristella Bossa, secondo i quali “che tale mezzo di diffusione di messaggi alla cittadinanza che nel Suo scopo sembra avere quello di ribadire l’invito a rispettare le indicazioni normative vigenti in tema di permanenza nelle proprie abitazioni, risulti violare, per modi e toni, i più basilari principi del vivere civico, della sobrietà e del decorso istituzionale rappresentando, a contrario, per la miscellanea che riesce a rappresentare, un messaggio così inadeguato da persino ingenerare confusione in chi lo riceve tale da non comprendere la distinzione tra sacro (“Santa Pasqua”), serio (“ribadisce l’ordine a non uscire di casa”), e faceto (recte scurrile) (“io rustu a casa pi cazzi mei”); – che tale messaggio, per il mezzo di diffusione adottato (megafoni posti su autoveicoli in movimento), ha come preciso obiettivo il raggiungimento di un numero massimo di soggetti giacchè, a differenza delle comunicazioni trasmesse alla cittadinanza con canali ordinari – quelli si intende cui deve volontariamente accedersi per ricevere tali messaggi, per l’importanza che l’ordinamento riconosce a particolari momenti emergenziali o di rapida comunicazione istituzionale, mira specificamente a raggiungere TUTTI i soggetti destinatari del messaggio e cioè, tra essi, anche e soprattutto, chi non ha accesso, per propria scelta volitiva, ad altri ordinari canali; – che, in tal senso, la propagazione acustica di messaggi rappresenta una vera e propria immissione intollerabile giacchè, per sua natura, ha l’ontologico obiettivo di diffondere il messaggio ad una platea quanto più ampia di soggetti anche in quanto si prefigge la la massima importanza del precetto che mira a trasmettere (“ribadisce l’ordine a non uscire di casa”); – che, proprio per tale natura del mezzo utilizzato, a chi scrive non pare possa consentirsi l’uso delle espressioni utilizzate prive, peraltro, di qualsiasi necessità rispetto al precetto da comunicare ai cittadini; – che, difatti, per quanto tale messaggio sia già stato trasmesso dallo stesso Sindaco durante il corso di una diretta televisiva nonché presente su vari canali social allo stesso riconducibili, nel caso che ci occupa a chi scrive, così come a migliaia di altre famiglie con soggetti minori o soggetti incapaci di valutare con autonomia e discernimento tale messaggio, è impedito in tale caso di evitare a tali soggetti deboli l’ascolto di tale messaggio che, a contrario, è forzatamente recapitato; – che, in ogni caso, l’accostamento dell’espressione scurrile “io rustu a casa pi cazzi mei” con quella dell’augurio sacro alla “Santa Pasqua” appare quanto mai inopportuno; – che, in disparte l’inopportunità denunciata, a chi scrive pare che tale messaggio, certamente inopportuno e diseducativo per tutti i minori costretti ad ascoltarlo inevitabilmente portati a ritenere come corretto l’uso delle stesse in ogni contesto, sembra poter violare anche precetti penali; – che, tra questi, si rintraccia l’art. 726 c. p. (“atti contrari alla pubblica decenza”) a mente del quale si punisce “chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza” che, come è noto, trova la propria ratio nell’esigenza di garantire il rispetto delle regole civili, sottese alla società organizzata e delle regole sociali che impongono una certa continenza nell’esprimere il proprio pensiero; – che, al fine di consentire il diffondere di tali messaggi che, verosimilmente, per il fine che si suppone vogliano perseguire, continueranno anche nelle giornate seguenti, si chiede l’immediato intervento al fine di bloccare la circolazione di tali mezzi”.